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Petrolio: l’alleanza dei produttori è sotto pressione
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La Redazione Articolo pubblicato il 22/02/2021 15:00:00
“Se dobbiamo sbagliare nel bilanciare un po 'il mercato, così sia. Piuttosto che smettere troppo presto e scoprire che avevamo a che fare con informazioni meno affidabili ... manterremo la rotta”: questo dichiarava il ministro del petrolio saudita a febbraio 2018 in condizioni di prezzo e spread simili a quelle attuali.

 

Il ministro del petrolio saudita ha chiesto ai produttori di agire con la massima cautela, in termini di aumento della produzione, e questo anche a fronte del recente aumento dei prezzi e delle previsioni in merito ad una carenza di fornitura sempre più marcata entro la fine dell’anno.

Se il ministro saudita ha più volte fatto riferimento alla presenza di una elevata incertezza nel mercato, non si può certo dire che lo stesso ci stiano dicendo i futures che, con il Brent che ha lambito i 65 dollari per barile nel corso della passata ottava, indicano una rapida contrazione dell’offerta disponibile.

La struttura di mercato del petrolio Brent evidenzia una marcata backwardation: in questo caso si parla di 3,7 dollari per barile negli spread sui contratti a sei mesi: per ritrovare livelli simili dobbiamo tornare alle prime settimane del 2020, ma si tratta di brevi periodi, mentre per riscontrare una condizione simile per un periodo di tempo prolungato è necessario tornare al 2013.

Grafico Reuters 

A questo punto del ciclo di prezzi puntualmente si manifesta un certo disaccordo tra gli elementi come il ministro del petrolio saudita e gli operatori economici in merito all’equilibrio previsto tra produzione e consumo.

La OPEC+ tende, generalmente, ad essere eccessivamente pessimista in merito ai consumi nell’inizio della ripresa: in parte questo è attribuibile al timore di un ritorno in un contesto di prezzi e ricavi contenuti, ma i produttori hanno anche un altro incentivo per eccedere nella cautela, in quanto la sottovalutazione del consumo e la sovrastima della produzione portano a un aumento dei prezzi e a una perdita di entrate.

“Se dobbiamo sbagliare nel bilanciare un po 'il mercato, così sia. Piuttosto che smettere troppo presto e scoprire che avevamo a che fare con informazioni meno affidabili ... manterremo la rotta”: questo dichiarava il ministro del petrolio saudita a febbraio 2018 in condizioni di prezzo e spread simili a quelle attuali.

Grafico Reuters

L'aumento dei prezzi, al contrario, è vantaggioso per le finanze pubbliche a breve termine, anche se crea le condizioni per la sovrapproduzione e un'altra flessione a lungo termine: il risultato è che è abbastanza normale per l'OPEC diffidare di aumentare la produzione in questa fase del ciclo, anche se i prezzi aumentano, le scorte si contraggono e il mercato si muove in una marcata backwardation.

La lentezza della OPEC nell’aumentare la produzione fa si che le scorte discendano al di sotto della media mentre i prezzi aumentano sino al punto da determinare un aumento della produzione complessiva, un elemento che induce una nuova flessione delle quotazioni.

 

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