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La Turchia, Silvia Romano, le trivellazioni e la Libia
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La Redazione Articolo pubblicato il 20/05/2020 18:00:00
La giovane cooperante, le trivellazioni, la Libia e la Turchia comune denominatore. Ora Roma dovrà ricambiare il favore a Erdogan, e il vero favore sono le trivellazioni e al-Serraj

Editoriale a cura di Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia

In questa ultima settimana la Turchia torna ancora una volta ago della bilancia su diversi fronti. Analizzando i fondamentali, è visibile come Ankara stia diventando pian piano attore sui principali coinvolgimenti internazionali, nonostante un rallentamento di leadership, o meglio, alti e bassi diplomatici vissuti in questi ultimi anni.

Dove Recep Tayyip Erdogan ha giocato –e non possiamo non riconoscere elogio– è stata proprio sulla questione più nelle cronache di questa ultima settimana: la liberazione di Silvia Romano, e la conseguente discussione in merito ad un presunto ed elevato riscatto pagato dallo Stato italiano a jihadisti o altre fazioni terroristiche mediorientali, rapitori e custodi della cooperatrice.

Intorno alla liberazione dell’italiana si gioca una partita geopolitica di grandi dimensioni ed in molti si stanno chiedendo se Erdogan oggi possacontare sul sostegno dello Stato italiano e del Governo Conte per prendere autorità e supremazia sulle più delicate situazioni internazionali a cui la Turchia è interessata.

Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia

Nonostante indiscrezioni, smentite, rumors ed altro, la Turchia non ha ceduto la paternità dell’operazione Silvia Romano.
Qualche giorno fa, attraverso il portavoce del Presidente Erdogan – Omer Celik, il messaggio è stato chiaro: «L’operato dei nostri servizi nel salvataggio della giovane italiana è un grande successo. L’intelligence turca ha svolto un ruolo chiave nell’operazione di soccorso, ed è stata coinvolta nel caso su richiesta di governi stranieri. I rapporti tra la Turchia e l’Italia sono sempre stati basati sulla solidarietà» .
Sicuramente questa una dichiarazione chiara,concisa e determinata che esclude qualsiasi dubbio sul coinvolgimento degli James Bond di Ankara, per di più in Turchia è prassi dialettica comune di chiamare ‘Operazione Romano’ la grande impresa dei servizi di intelligence.

Ed è qui che si apre ancor più il gioco delle carte per una delicata geopolitica, la Turchia interessata alle trivellazioni. Nonostante lunedì scorso Francia, Grecia, Cipro, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, in una nota congiunta siano tornate a denunciare l’illegalità delle operazioni petrolifere turche in acque internazionali, la Turchia ha fatto sapere che nonostante l’opposizione internazionale, continuerà le operazioni petrolifere di trivellazione, e in poco tempo si estenderanno anche al Mar Nero.

La determinazione di questo Paese non possiamo nascondere che è forte, non solamente per un discorso storico che ha alternato Costantinopoli tra sconfitte e vittorie, bensì è evidente che le mire espansionistiche ed economiche di Erdogan non si fermano con un semplice meeting.

 

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