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Gas Naturale: i produttori USA lottano per soddisfare la domanda



La Redazione Articolo pubblicato il 19/09/2022 09:00:00
I prezzi elevati lascano intendere che, in caso di temperature miti, un calo degli stessi è più che probabile, tuttavia, la carenza di scorte sarà comunque di sostegno alle quotazioni, in quanto l’intero sistema rimarrà sotto pressione

 

I produttori shale statunitensi stanno incontrando molte difficoltà nel soddisfare sia la domanda locale che quella per le esportazioni, soprattutto quelle destinate agli acquirenti europei ed asiatici in corsa per reperire una fornitura in grado di sostituire il gas russo.  I dati aggiornati al 9 settembre mostrano che le scorte di gas degli Stati Uniti ammontano a 2771 miliardi di piedi cubi, il volume più contenuto, secondo i dati EIA, dal 2010.  Lo stoccaggio si propone al di sotto della media quinquennale pre-pandemia ed il deficit non accenna a ridursi nonostante i prezzi del gas siano ben al di sopra delle medie a lungo periodo; scendendo maggiormente nel dettaglio, si rileva che le scorte sono al di sotto della medi a pre-pandemia per 398 miliardi di piedi cubi.

Grafico Natural Gas USA by Tradingview

Il percorso di recupero dalla pandemia sta consentendo alla produzione di elettricità di avvicinarsi a livelli record, nel 2022, ed i generatori USA bruciano volumi altrettanto elevati di gas in un contesto che vede la produzione di energia elettrica da carbone penalizzata dalle norme ambientali e quella idroelettrica ridotta dalla pesante siccità che ha attinto gli USA.

Nei primi cinque mesi del 2022 i generatori di elettricità hanno consumato 4372 bcf di gas, il volume più elevato dallo stesso periodo nel 2020 e l’utilizzo è stato ancor più elevato nel periodo estivo, con un picco a luglio; a ritmo record anche le esportazioni, con i nuovi terminal di liquefazione che si mostrano pronti a soddisfare la richiesta degli importatori di Europa ed Asia.

La situazione attuale ha spinto i prezzi dei futures ad oltre 10 $/mmbtu, più del doppio della media stagionale per il 2011-2020.

Il numero di impianti di perforazione del gas è salito a 166, dai 106 di inizio anno e dal minimo di appena 68 durante la prima ondata di covid, nel 2020, mentre i rig destinati al petrolio sono saliti a 591 da un minimo di 72 registrato nel corso della pandemia e, di conseguenza, la produzione di gas è aumentata di circa il 4% nel secondo trimestre del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021, ma non è stato sufficiente per soddisfare la forte domanda interna ed estera e ricostruire le scorte esaurite, ragion per cui le scorte risultano estremamente vulnerabili ad eventi climatici come uragani e temperature eccessivamente contenute.

I prezzi elevati lascano intendere che, in caso di temperature miti, un calo degli stessi è più che probabile, tuttavia, la carenza di scorte sarà comunque di sostegno alle quotazioni, in quanto l’intero sistema rimarrà sotto pressione.

 

Fonte Reuters

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