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Di recessione, Petrolio ed Oro: questo è quello che sta accadendo



La Redazione Articolo pubblicato il 24/03/2020 18:00:00
Gli Hedge Funds non potevano di certo rimanere con il cerino in mano, dovevano passarlo e cercare di recuperare, se non tutte, almeno parte delle perdite...

 

David Carli, un nostro lettore, ci ha inviato un'analisi dll'attuale situazione di mercato: nell'articolo si parla di recessione, di oro, di petrolio e di hedge funds... E questo è il risultato!

Da diversi mesi a questa parte si è scommesso sull’arrivo della recessione. Molti gli strumenti utilizzati; numerosi i grafici che ogni giorno annunciavano l’imminente sciagura. Tra questi la curva dei rendimenti dei bond americani che quando lo scorso anno invertì, fece proclamare la recessione a economisti, traders, edicolanti, farmacisti, fruttivendoli e anche alla massaia intervistata al supermercato. Ma i mercati non hanno rallentato. In barba a ogni gufaccio e menagramo, l’azionario americano ha proseguito la sua corsa, ritoccando più volte i suoi massimi storici. Proseguiva così la pacchia degli Hedge Funds, che col passare del tempo si sono esposti sempre più su quella che sembrava essere la gallina dalle uova d’oro: Wall Street. Anch’io d’altro canto pensavo che fino alle elezioni americane nulla avrebbe scosso quel tranquillo incedere dei mercati. Ma un brutto giorno, entra in scena un virus, il 2019n-CoV (anche chiamato Covid-19 o Coronavirus) destinato a seminare morte e a cambiare la vita e le abitudini di molte persone. Dapprima in Cina. Ehhh ma la Cina è lontana, son problemi loro che mangiano qualsiasi cosa… E i mercati, sempre più drogati, hanno inizialmente snobbato sia un sicuro rallentamento economico cinese, sia il fatto che il virus si sarebbe potuto propagare ad altre nazioni, continuando a salire e mentendo a loro stessi, proprio come fa un drogato. Ma poi, la situazione è peggiorata, e molto. I mercati non potevano più ignorare ciò che stava accadendo nel mondo. Adesso il pericolo non era più così lontano, ma dentro casa. E così è finita la droga e i mercati si non trovati senza un pavimento sotto i piedi, cominciando a precipitare. Se una recessione ci doveva essere, il 2019n-CoV ne è stato l’accelerante. Parlando solo dell’aspetto finanziario, anche se in questo momento poco importante, gli Hedge Funds, quasi tutti, indistintamente, hanno cominciato a subire forti e pesanti perdite. La prima mossa è stata quella di chiudere tutti gli asset in guadagno e coprire così in parte il buco causato dalle perdite. A fine febbraio, un gestore mio amico (ma uno di quelli bravi) mi disse che per la maggior parte delle gestioni il primo trimestre era andato e di riflesso l'anno. Aggiungendo che i fondi non riusciranno a dare performance positive ai propri clienti al 31 dicembre.

Questo fa capire quanto fossero esposti sull’azionario americano la maggior parte degli Hedge Funds. Riprendendo la cronistoria, i primi giorni abbiamo assistito a un contemporaneo crollo sia degli indici azionari americani, sia di asset che sono da sempre considerati sicuri e di rifugio in periodi di crisi, come l’oro e l’argento. Anche se il discorso su quest’ultimo è un po’ più complicato essendo anche un metallo usato nelle industrie e che “pagherà” un rallentamento economico mondiale. Le banche centrali, invece che tentare di arginare l’incendio con forti getti di acqua, non hanno fatto altro che spargere ulteriore benzina sui mercati. Prima la Lagarde con le su infauste parole, poi Powell, tagliando a ripetizione i tassi poco prima di un meeting della Federal Reserve che invece di tranquillizzare i mercati, ha avuto l’effetto contrario terrorizzandoli. Decisamente due personaggi inadatti ai loro ruoli. A questo punto cosa è successo. Gli Hedge Funds non potevano di certo rimanere con il cerino in mano, dovevano passarlo e cercare di recuperare, se non tutte, almeno parte delle perdite. Hanno messo così nel mirino tutti coloro che, come avviene in questi casi, si erano coperti andando sugli asset rifugio (come, oltre all’oro, franco svizzero e yen giapponese). È iniziata così una forte speculazione sul dollaro americano che ha portato Usd-Jpy, fino ad allora sempre all’unisono con l’S&P500, a staccarsi e muoversi in modo inversamente correlato all’indice americano (facilmente constatabile dal grafico allegato). Aumento del dollaro che va a colpire anche le materie prime ma qui dovrei aprire un nuovo capitolo e non voglio dilungarmi troppo (ho già scritto un poema). In tutto questo marasma, non poteva rimanere immune l’altro oro, quello nero: il crude oil. I fatti dicono che al meeting OPEC che doveva discutere un taglio della produzione atta a sostenere il prezzo del greggio in forte calo per il rallentamento economico a causa del 2019n-CoV, la Russia si è tirata indietro. La motivazione sarebbe la “guerra” allo shale oil degli Stati Uniti. A questo punto, non certo una novità, la “nemica” Arabia Saudita ha pensato a se stessa aumentando la produzione. Il risultato è stato il crollo del greggio a prezzi che non si vedevano da inizio millennio e tutti gli altri paesi produttori in forte difficoltà non potendo sostenere prezzi così bassi (e non avendo nemmeno la possibilità di aumentare, sono di poco in rari casi, la produzione giornaliera). A questo punto sbaglierò, ma mi si è insinuata nella mente un’idea. A pensar male si fa peccato ma il più delle volte ci si indovina. Vuoi vedere che cavalcando l’effetto virus, Russia e Arabia Saudita si fingono nemiche per aumentare insieme le proprie quote di mercato a discapito degli altri paesi produttore che non possono di certo competere a questi prezzi? Magari è fantafinanza, però a me il dubbio rimane.

 

Autore - David Carli
Articolo pubblicato dietro espòicito consenso dello stesso

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