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Commodity Report numero 203
(Pag. 1)



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 09/12/2019 11:10:59


 Il dato macro USA più importante del mese, venerdì scorso, ha messo le ali ancora una volta agli indici di borsa. Il rapporto mensile sugli occupati non agricoli negli Stati Uniti infatti, ha rilevato 256.000 nuove buste paga a novembre, con una revisione del dato del mese precedente a 156.000. Meglio del previsto anche il tasso di disoccupazione, che scende al 3,5%, contro il 3,6% precedente. La reazione degli operatori di mercato è stata immediata: acquisto di Dollari contro Euro, vendita di Bonds e acquisti in borsa, con il rilancio dell’S&P-500 verso nuovi probabili massimi assoluti. Eppure, nonostante l’euforia, credo che mai come adesso, sia necessario essere prudenti in borsa perché i ribaltamenti di fronte possono essere dietro l’angolo. La banca Centrale USA è dovuta intervenire già almeno due volte per iniettare liquidità nel sistema (in emergenza) negli ultimi 3 mesi e questo è un dettaglio da non trascurare. 

Il focus resta sicuramente sulla guerra commerciale Stati Uniti / Cina. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a svariate giravolte delle due parti, tra dichiarazioni e smentite. Come è noto, i mercati non amano l’incertezza e la conferma viene dai movimenti che hanno seguito l’ultima apertura cinese, attraverso una dichiarazione riportata dalle agenzie di stampa la scorsa settimana, per l’eliminazione dei dazi in ingresso su soia e carne suina. La reazione al rialzo non è stata forte come in altre occasioni, dimostrando che gli operatorii di mercato vogliono aspettare mosse concrete per la conclusione della fase 1 dell’accordo, che potrebbe avvenire proprio nei prossimi giorni e comunque, stando alle dichiarazioni, entro fine dicembre. 

Dall’altro lato dell’oceano, il Giappone ha annunciato il corrispettivo di 103 mld di Euro di nuova liquidità da immettere nel sistema, per sostenere l’economia, mentre qui in Europa si tenta in tutti i modi di far credere che la riforma del MES sia buona e giusta ma, se non altro, dovrebbe insospettire la fretta con cui vogliono approvarla. In realtà si tratta di un meccanismo infernale, che renderebbe l’Italia 100 più ricattabile rispetto quanto già non lo sia per via dello spread. L’Italia infatti, terzo contributore netto dell’Unione Europea, si impegna per un totale di 125 mld., ma non potrebbe mai accedere ai fondi in  caso di necessita, se non dopo aver ristrutturato il suo debito pubblico, ovvero mendato in frantumi il sistema bancario e una buona fetta del risparmio degli italiani che detengono titoli di Stato. Il problema è l’anomalia della UE che, per statuto, impedisce alla sua banca centrale di fare la banca centrale e cioè di fungere da prestatore di ultima istanza. Il ruolo ufficiale della Bce infatti è il controllo dell’inflazione e quindi si inventano organi sovranazionali terzi, che godono di immunità totale, per decidere delle sorti di uno o più Paesi. 

DATI MACRO: la settimana si apre con la bilancia commerciale cinese, il 10 CPI/PPI cinese e produttività del settore non agricolo USA. Mercoledì 11 i prezzi al consumo e la decisione della FED di politica monetaria. Giovedì 12 il meeting BCE, i prezzi alla produzione e i sussidi settimanali di disoccupazione. Infine venerdì 13 le vendite al dettaglio e i prezzi di import ed export. 

S&P-500

Fste Mib

Dollar Index

Eur Usd

BTP

British Pound

 



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