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Commodity Report numero 189
(Pag. 1)



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 05/08/2019 11:18:45


La Fed, a metà della scorsa settimana, ha deciso di tagliare i tassi dello 0,25% e, dopo qualche ora, sono stati chiari i veri motivi di questa decisione, giunta mentre l’economia USA marciava a buoni ritmi di crescita e Wall Street faceva segnare nuovi massimi assoluti almeno ogni settimana. Trump, il giorno dopo la riunione della banca centrale infatti, ha annunciato altri dazi del 10% su tutti i prodotti importati dalla Cina a partire dal 1* settembre, facendo capire chiaramente che i passi compiuti dal gigante asiatico per giungere ad un accordo totale per il commercio internazionale, non sono stati sufficienti, fino a questo momento. La vera reazione dei mercati è iniziata allora, con l’S&P-500 sotto quota 2900 ad inizio settimana e rendimenti obbligazionari ancora in netta discesa, quasi a chiamare un altro taglio al più presto. Se quindi la scusa per il taglio di 1/4 di punto dal parte della Fed, è stata la congiuntura internazionale non ottimale, dopo le parole di Trump appare chiaro che Washington vuole aumentare la pressione sui concorrenti cinesi, con tutti i rischi che ciò comporta per le major americane, a cominciare da Apple, che è stata chiamata in causa proprio per la sua collaborazione stretta con Pechino, dal momento che gli Iphone vengono prodotti in Cina. Gli USA hanno certamente anche loro da perdere in questa guerra commerciale portata avanti ad oltranza. Le esportazioni di mais a giugno sono calate del 57% anno su anno e la Cina si sta organizzando per incrementare la produzione interna di commodity agricole come soia e cotone, per diventare indipendente dalle importazioni dagli Stati Uniti. Più che una partita a scacchi questa sembra una rissa in certi momenti e i mercati non la stanno prendendo bene. 

La fase attuale sembra comunque una correzione salutare dei mercato azionario USA, con i primi supporti in area 2880. La Fed ha ancora molte cartucce da sparare nel caso in cui la situazione si complicasse, anche se non è escusa una correzione più profonda, in considerazione del fatto che i toni dell’amministrazione di Washington sono tutt’altro che concilianti. 

Sul fronte europeo intanto, la Brexit senza accordo sembra nuovamente diventata un’opzione e la sterlina è stata rispedita ai minimi del 2016 contro dollaro. In Italia invece la crescita continua a mancare (PIL a zero), ma ho letto alcuni commenti della stampa finanziaria estera, sulla possibilità che la lettura di alcuni dati macro (disoccupazione in diminuzione), indichi che il nostro Paese potrebbe imboccare la via della crescita. 

Questa settimana abbiamo l’ISM non manifatturiero in apertura di settimana, il credito al consumo il giorno 7, i sussidi settimanali di disoccupazione e  la bilancia commerciale cinese giovedì 8 a venerdì 9 il CPI/PPI cinese, i prezzi alla produzione e il mercato del lavoro canadese. 

S&P-500

Ftse Mib

Dollar index

Eur usd

BTP

British Pound



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