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Cacao: la guerra del cioccolato mette in crisi la Costa d’Avorio
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La Redazione Articolo pubblicato il 25/01/2021 09:00:00
Il cioccolato è considerato un prodotto di lusso che trae beneficio dai cosiddetti acquisti d’impulso: per intenderci, durante la pandemia sono aumentati gli acquisti online, ma il compratore che agisce in questo modo, non acquista la barretta subito prima di passare alla cassa del supermercato e nemmeno acquista le simpatiche confezioni dedicate al Natale o a San Valentino.

 

Non sono passati due anni da quando Costa d’Avorio e Ghana hanno dato il via ad una collaborazione per costringere i colossi industriali di settore a pagare un prezzo più elevato per il loro cacao, ma il progetto - ambizioso - è già praticamente fallito.

Gli acquirenti, veri e propri giganti del calibro di Hershey e Nestlè, si rifiutano di pagare ed i beans di cacao si accumulano nei magazzini con gli agricoltori che ormai da tempo protestano affinché il regolatore locale trovi una soluzione.

La cooperazione per addebitare all'industria del cioccolato da 100 miliardi di dollari un premio di 400 dollari per tonnellata aveva lo scopo di aumentare il reddito di alcuni dei coltivatori più poveri del mondo, hanno detto le nazioni dell'Africa occidentale, ma per molti commercianti di cacao, trasformatori e produttori di cioccolato, è stato solamente un tentativo in stile OPEC di aumentare i prezzi, un tentativo a cui mancava, tuttavia, un elemento chiave, ovvero un adeguato bilancio di domanda ed offerta.

La Costa d'Avorio e il Ghana, che rappresentano quasi il 70% delle forniture mondiali, hanno aumentato la produzione proprio mentre la pandemia abbatteva la domanda globale ed ora i coltivatori si trovano nell’incapacità di vendere il loro raccolto senza aver modo, inoltre, di conservarlo, mentre gli intermediari pagano meno del prezzo minimo del governo con la Costa d’Avorio che ha dovuto praticare ingenti sconti al fine di scaricare il raccolto di questa stagione.

Grafico Cacao by Tradingview

 

Nessun acquirente

Il coltivatore medio dell'Africa occidentale non coltiva più di 3,5 ettari e con il suo lavoro sostiene una famiglia che varia da sei ad otto membri in media; oltre la metà dei coltivatori della Costa d’Avorio vive sotto la soglia di povertà e, privi del denaro necessario per l’irrigazione artificiale, fanno affidamento sul meteo, ma ora nemmeno questo ha più senso, in quanto mancano i compratori.

Il cioccolato è considerato un prodotto di lusso che trae beneficio dai cosiddetti acquisti d’impulso: per intenderci, durante la pandemia sono aumentati gli acquisti online, ma il compratore che agisce in questo modo, non acquista la barretta subito prima di passare alla cassa del supermercato e nemmeno acquista le simpatiche confezioni dedicate al Natale o a San Valentino.

Quanto sta avvenendo ha generato un surplus globale ed impedisce alla Costa d’Avorio di vendere quello che a tutti gli effetti è il cacao più caro al mondo; il Ghana si trova in una situazione migliore, in quanto molti produttori europei hanno bisogno del suo prodotto di alta qualità, ma anche in questo caso la situazione non è ottimale, in quanto il tasso di lavorazione europeo è sceso a minimi quadriennali nel corso dell’ultimo trimestre 2020.

 

A seguire - Torniamo nel 1987


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