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Arabia Saudita ed Emirati: sarà una separazione difficile



Gabriele Picello Articolo pubblicato il 08/07/2021 09:00:00
Successioni complicate, pressioni militari, dispute territoriali: nel corso degli anni la più significativa alleanza del Medio Oriente, quella tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ha superato qualsiasi sorta di prova, ma...

 

Successioni complicate, pressioni militari, dispute territoriali: nel corso degli anni la più significativa alleanza del Medio Oriente, quella tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ha superato qualsiasi sorta di prova, ma ora la nuova sfida potrebbe essere difficile da superare, perché si parla di economia.

Quasi sicuramente l’alleanza tra le due nazioni sopravviverà, non fosse altro perché i due paesi del Golfo hanno molti interessi in comune, soprattutto nella sfera geopolitica ed in quella della sicurezza: entrambi sono minacciati dalla’Iran, diffidano della crescente influenza della Turchia nella regione e temono la politica ispirata all’islam propagandata dalla Muslim Brotherhood e dalle sue molteplici diramazioni; ultima, ma non per importanza, l’amicizia che lega i leader delle due nazioni, ovvero il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed.

Sia l’Arabia Saudita che gli Emirati Arabi Uniti stanno tentando di tracciare una linea ben definita che guidi il viaggio dei due paesi in un futuro dove la dipendenza dal greggio risulti fortemente ridotta - se non nulla… - ma proprio questo viaggio porterà i due colossi del Golfo ad entrare in contrasto più di quanto sia mai accaduto in precedenza.

A volte gli screzi potrebbero avere ripercussioni globali, un esempio è il recente fallimento del meeting OPEC+, mentre altre volte le ripercussioni saranno visibili solamente a livello locale, come quando Riyadh tentò di allontanare le multinazionali da Dubai e Abu Dhabi.

Il principe Mohammed bin Salman (Arabia Saudita)

Anche in assenza di un vero e proprio accordo, le parti troveranno il modo di risolvere le questioni locali, ma i due leader sanno benissimo che, in campo internazionale, non possono permettersi nessun errore, soprattutto se si tratta di questioni come ridimensionare l’influenza degli Stati Uniti nell’area o di affrontare la crescente minaccia rappresentata dal’Iran che, non dimentichiamolo, rimane un importante produttore di petrolio e gas naturale, un produttore sicuramente in grado di rappresentare una forte concorrenza.  In questo contesto, se consideriamo l’enorme azione diplomatica che le potenze mondiali stanno portando avanti con l’Iran, Arabia Saudita ed Emirati non hanno molte opzioni: o scelgono di rimanere uniti o dovranno agire da soli, magari rimanendo lontani dalla politica internazionale, e non ci sono vie di mezzo.

Il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed (UAE)

Arabia Saudita ed Emirati non hanno nascosto affatto il loro aspro battibecco avente come oggetto le quote di produzione petrolifera e questo perché l’oro nero rappresenta una priorità economica per entrambi i paesi che, questo è vero, si muovono verso un allontanamento dalla dipendenza dal greggio, ma si trovano in fasi molto diverse all’interno di questo processo, mentre entrambi sono estremamente vulnerabili alla tendenza globale all’abbandono dei combustibili fossili che potrebbe tradursi in un disastroso calo dei prezzi a lungo termine.

Gli Emirati hanno già un'economia non petrolifera, avendo investito per diversi decenni nel turismo, nei trasporti e in altri settori, ma anch’essi desiderano il denaro derivante dal greggio al fine di aumentare gli investimenti per differenziare ulteriormente la loro economia e proprio in quest’ottica stanno investendo miliardi di dollari al fine di massimizzare la produzione di oro nero; i sauditi, al contrario, stanno procedendo in modo molto più lento ed i loro piani di diversificazione dipendono fortemente dagli investimenti del fondo sovrano nazionale che, a sua volta, ha bisogno che i prezzi del petrolio e le entrate rimangano stabili e Riyadh ritiene che il modo migliore per raggiungere questo obiettivo sia lasciare il petrolio nel terreno il più a lungo possibile.

In tutto questo si inserisce la politica internazionale che, con un nuovo accordo con Teheran, potrebbe innescare un nuovo crollo dei prezzi del petrolio, e questo potrebbe senza dubbio un ottimo incentivo per risolvere lo stallo in cui si trova la OPEC+.

 

Fonte Bloomberg

 


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