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Petrolio: il prezzo del barile spacca in due il Cartello
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La Redazione Articolo pubblicato il 13/03/2018 07:00:06
I prezzi del Petrolio stanno dividendo l’OPEC in due fazioni ben distinte ed ancora una volta lo scontro è tra Arabia Saudita ed Iran

 

Khaled Al Falih non ha mai dichiarato pubblicamente di puntare ad un prezzo del Petrolio pari a 70 dollari per barile, ma nelle stanze del potere saudita quello dei 70 dollari pare essere un target indispensabile per sanare le entrate della nazione al fine di foraggiare i piani di spesa del principe Salman in materia militare ed economica, nonché per sostenere la quotazione di Aramco, la gigantesca controllata statale del Regno.

La reazione dei produttori Shale ad un barile a 70 dollari si è imposta come un punto focale nel mese di gennaio, quando il Brent ha raggiunto e superato brevemente tale livello (ricordiamo che i produttori impegnati nell’estrazione di questo tipo di greggio hanno aumentato la loro attività da quando, a fine 2016, sono stati siglati gli accordi di Vienna che hanno di fatto spronato a rialzo le quotazioni del Petrolio portando la produzione USA da meno di 9 milioni di barili al oltre 10 milioni in poco più di un anno).

Le più recenti analisi mostrano come un greggio a 70 dollari per barile nel corso dell’anno prossimi si tradurrebbe in una produzione USA in crescita di altri 600000 barili giornalieri (A. Abramov, Rystad Energy), mentre uno studio condotto dalla International Energy Agency (IEA) evidenzia come la produzione Shale sia già aumentata a tal punto da mantenere la richiesta di Petrolio OPEC ad un livello inferiore alla produzione dello stesso almeno sino al 2020, un elemento che potrebbe spingere in Gruppo ad estendere i tagli alla produzione oltre la loro attuale scadenza, ovvero fine 2018.

La produzione Shale è dunque un argomento in grado di mantenere accese le discussioni e sicuramente sarà l’argomento più dibattuto nel corso del prossimo meeting OPEC che si terrà a Vienna nel mese di giugno.

 

Iran: l’obiettivo è ripristinare la produzione

L’Iran preme per ripristinare la produzione di Petrolio della nazione: attualmente la produzione iraniana ammonta a 3,8 milioni di barili giornalieri, ma potrebbe crescere agevolmente di 100000 barili giornalieri esercitando una certa pressione sui prezzi del barile e di questo il ministro Zanganeh non ne fa certo un mistero sostenendo che già a giugno Teheran potrebbe dichiararsi favorevole ad un allentamento dei tagli alla produzione nel corso del 2019, una possibilità che vede i sauditi non apertamente concordi, ma di certo non in una posizione di chiusura.

Il dibattito sui prezzi propone al mercato una certa inversione di tendenza in quanto l’Iran ha da sempre caldeggiato un sostegno ai prezzi a fronte di un’Arabia Saudita che si è sempre promossa nelle vesti di moderatrice.

Il cambio di rotta riflette nuove dinamiche politiche ed economiche in entrambi i paesi, con l’Iran che, cessate le sanzioni internazionali, necessita di un barile a soli 57,2 dollari per sanare il bilancio nazionale e con l’Arabia Saudita che si presenta più svantaggiata con un break-even price di circa 70 dollari per barile

Nell’immagine sopra i break-even price di alcuni produttori

Come di consueto le due nazioni si mostrano anche in forte contrasto politico a causa della differente posizione in merito alla guerra civile siriana, anche se il ministro Zanganeh ribadisce che l’Iran è interessato ad avere un rapporto “disteso” con il Regno (i sauditi hanno esercitato forti pressioni volte all’applicazione di sanzioni più severe all’Iran, con Riyadh che accusa Teheran di finanziare ed armare i ribelli yemeniti).

A seguire - Russia: il game changer



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