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Trump, Cina, UE e manipolazione delle valute: state pronti a tutto!
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La Redazione Articolo pubblicato il 07/07/2019 10:00:35
Di accuse il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ne ha lanciate davvero tante, ma quando ha parlato di valute e manipolazione delle stesse, più di un analista ha “drizzato le antenne…”

 

Di accuse il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ne ha lanciate davvero tante, ma quando ha parlato di valute e manipolazione delle stesse, più di un analista ha “drizzato le antenne…”

Tutto risale alla giornata di mercoledì, quando Trump, in uno dei suoi tweet, ha accusato Cina ed Europa di “aver ordito una grande manipolazione valutaria” solamente alcuni giorni dopo l’annuncio di una tregua con Pechino in tema di guerra commerciale.

Per gli analisti, Donald Trump potrebbe voler andare oltre il gioco duro per controllare il mercato messo in atto sino ad ora, ed il suo appello a smettere di essere il “giocatore silente che, seduto al tavolo, osserva gli altri fare le loro mosse” potrebbe essere un vero e proprio preludio ad una svalutazione del dollaro tramite un intervento del Tesoro.

È dal 2011 che gli USA non intervengono nei mercati valutari ed all’epoca rafforzarono il dollaro dopo che lo yen giapponese schizzò alle stelle in occasione del devastante terremoto che colpì il paese del Sol Levante in quell’anno.

Ora potrebbe essere nuovamente giunto il tempo per una nuova mossa, con gli analisti della Canadian Imperial Bank of Commerce (CIBC) che spiegano come, dopo le recenti rimostranze di Trump verso la forza del greenback, praticamente tutte le opzioni possibili siano ormai sul tavolo.

 

Ossessione presidenziale

“L’ossessione per la manipolazione delle valute, giusto un mese dopo che un rapporto del Tesoro ha mostrato evidenze in senso opposto, significa che dovremmo fare in modo di essere pronti a tutto.  Per decenni il Tesoro non è intervenuto per svalutare il biglietto verde, ma non saremmo stupiti se tutto questo dovesse mutare con l’amministrazione Trump” (Bipan Rai, Foreign Exchange strategist presso la CIBC).

L’euro ha guadagnato terreno immediatamente dopo il tweet di Trump per poi cedere parte del guadagno, mentre lo yuan offshore non ha risentito più di tanto di quanto accaduto.  Il Bloomberg Dollar Spot Index si mostra in calo dello 0,5% nel 2019, dopo aver guadagnato il 3,2% nel 2018, ma, secondo uno studio condotto dalla Fed con metriche non convenzionali, il biglietto verde potrebbe trovarsi in un contesto di forza non eccessivamente inferiore a quella del 2002, una condizione che renderebbe le esportazioni USA poco attraenti.

 

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