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Shale Oil: il Cartello ha un Problema
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La Redazione Articolo pubblicato il 28/12/2016 05:00:58
Gli accordi sono stati fatti, ma ora l’OPEC deve affrontare un nuovo problema: far salire i prezzi senza innescare un nuovo incremento della produzione Shale.

 

Gli accordi sono stati fatti, ma ora l’OPEC deve affrontare un nuovo problema: far salire i prezzi senza innescare un nuovo incremento della produzione Shale.

 

Di fatto il boom della produzione di Shale Oil ha stimolato un eccesso globale tradottosi nel calo delle quotazioni del 2014 che tutti noi ben conosciamo, un contesto, questo, esacerbato successivamente dalla politica adottata dall’OPEC che prevedeva una produzione priva di limiti di sorte al fine di preservare (ed aumentare) le market shares.

 

Ora, il Cartello, ha dei nuovi piani per il 2017: tagliare la produzione, indurre un aumento delle quotazioni e sfruttare al meglio una tra le risorse naturali più importanti del mondo.

 

Secondo le stime di numerosi analisti, il barile potrebbe raggiungere una media di 58 dollari per barile, ma questo aumento di prezzo potrebbe avere un lato negativo: una ripresa in grande stile del settore Shale.

 

Con un output di 8.8 milioni di barili giornalieri, la produzione USA è quasi pari a quella di due anni fa, ma con un numero di impianti di perforazione attivi decisamente inferiore.

 

 

 

In questo senso, i dati diffusi da Baker Hughes indicano che la situazione è in evoluzione, con i drillers che, da metà maggio circa, hanno riportato in attività 200 impianti e questo proprio a seguito del recupero delle quotazioni.

 

In realtà il crollo dei proventi derivanti dal Petrolio non ha lasciato molte opzioni all’OPEC, che si è vista costretta ad un’azione pressochè immediata al fine di contrastare l’emorragia del flusso di capitale, un’emorragia che ha messo in crisi anche l’Arabia Saudita.

 

Di sicuro non sarà sufficiente un barile a 58 dollari per porre fine alla situazione di difficoltà in cui si trovano le economie maggiormente legate al greggio, ma non si dovrebbe salire poi molto in quanto, secondo gli studi effettuati da svariati analisti, le cose dovrebbero andare molto meglio con un Petrolio a 62 dollari per barile.

 

Le sfide da affrontare sono ancora molte e lo Shale Oil è solamente una di queste, sarà infatti necessario che i membri OPEC mostrino di onorare gli impegni presi senza “barare”: questo è un punto cruciale sottolineato anche dall’ex ministro dell’energia saudita Ali Al Naimi, che ha mostrato anche un notevole scetticismo nei confronti della Russia, nazione che si è impegnata a ridurre l’output di ben 300000 barili giornalieri.

 

A seguire - Le serpi in seno



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