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Petrolio e guerra dei prezzi: è scappato un colpo ed è morto il Canada!
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La Redazione Articolo pubblicato il 20/03/2020 05:00:00
“Alcune settimane non sono un problema, ma dei mesi si, perché si entrerebbe in un territorio mai battuto: quello che conta è il fattore tempo” (M. Oberstoetter)

 

La guerra dei prezzi del petrolio tra Arabia Saudita e Russia ha fatto la sua prima grande vittima: si tratta del Canada!

L’aumento dell’offerta di greggio da parte di sauditi e russi e la domanda di petrolio fortemente indebolita dal diffondersi del coronavirus hanno determinato un vero e proprio tracollo del benchmark di riferimento per il petrolio prodotto dalle sabbie bituminose del Canada che, nella giornata di mercoledì 18 marzo 2020, ha visto le quotazioni scendere sino a lambire i 7,47 dollari per barile, e questo si ripercuoterà sul PIL della nazione, in quanto il 10% dello stesso è generato proprio dall’industria del settore energy ed un quinto dalle esportazioni di petrolio.

Il Canada vanta(va) una tra le economie più forti dei paesi facenti parte del G7, ma ora potremmo essere di fronte ad una netta inversione di tendenza, con provincie come l’Alberta, la cui crescita economica era già frenata dalla carenza di oleodotti, la situazione potrebbe rivelarsi realmente drammatica.

“Probabilmente assisteremo ad una nuova ondata di licenziamenti - spiega Dinara Millington dagli uffici Canadian Energy Research Institute - ed avremo anche una riduzione delle entrate derivanti dall’attività dei produttori e, potenzialmente, potremmo anche dover far fronte a disordini sociali”.

La situazione, ad onor del vero, non era brillante anche prima dei recenti avvenimenti, poiché la distanza degli impianti di estrazione dell’Alberta dalle raffinerie USA nel Golfo costringeva i produttori canadesi a piazzare il loro greggio con forti sconti contro lo shale oil a causa di una infrastruttura di trasporto estremamente carente.

A peggiorare il contesto è anche il fatto che la produzione di petrolio dalle sabbie bituminose non può essere gestita, in termini di aumento e contrazione della stessa, con la stessa agilità che caratterizza lo shale oil del Texas: ad esempio, la contrazione della produzione è contraddistinta da margini estremamente limitati, pena pesanti danni alle infrastrutture; quanto appena affermato, implica che i produttori canadesi dovranno affrontare un lungo periodo di sofferenza prima di poter chiudere i rubinetti.

“La maggior parte degli operatori sceglierà di operare in perdita per settimane o mesi prima di interrompere la produzione e, nel frattempo, a questi prezzi tutti ci stanno rimettendo, nessuno è in profitto” (Mark Oberstoetter, capo analista presso Wood Mackenzie).

L’industria petrolifera canadese si trova in una fase di incertezza in quanto è vero che si propone in recupero dopo il disastro del 2014, ma altrettanto vero è che si sono osservate, nell’Alberta, numerose “lotte interne” a livello politico in merito alla questione ambientale ed in merito alla gestione delle infrastrutture di settore, e questo ha senza dubbio compromesso la fiducia degli investitori.

 

A seguire - Sabbie bituminose: cosa sono


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