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Petrolio, speciale OPEC: perchè gli accordi non collasseranno nel 2018
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La Redazione Articolo pubblicato il 10/01/2018 12:00:48
Pensate che gli accordi sui tagli alla produzione collasseranno nel 2018? Potreste sbagliarvi!

 

Si possono avere molte opinioni a proposito degli accordi tra OPEC e produttori alleati di fine 2016 (i cosiddetti accordi di Vienna), ma una cosa è certa: i partecipanti all’operazione stanno mostrando un tasso di conformità assolutamente sorprendente, tuttavia vi è una massa crescente di analisti che prevede un collasso dell’intesa nel corso del 2018, ma tali analisti potrebbero essere in errore: analizziamo la situazione nel dettaglio.

Gli scettici prevedono che gli accordi verrano meno per una serie di motivi tra cui annoveriamo un possibile aumento della produzione Shale statunitense od un’eventuale dichiarazione dei partecipanti che indica il raggiungimento degli obiettivi perseguiti (mercato petrolifero in equilibrio con relativo abbattimento delle scorte globali di prodotto).

Certamente quelli appena citati sono elementi in grado di condizionare l’operazione implementata da OPEC ed alleati, ma i rischi di un tracollo sono tuttavia contenuti…

 

Tendiamo a barare

“Tendiamo a barare”: questo è il commento rilasciato dall’ex ministro dell’energia saudita Ali Al Naimi poco dopo la firma dell’accordo a novembre 2016.  Sicuramente la “fedeltà” dei produttori agli impegni presi si è rivelata un problema negli anni passati, ma questa volta la situazione potrebbe essere diversa e questo non sarebbe dovuto all’affiorare di un rinnovato senso di responsabilità ma, molto più semplicemente, i partecipanti all’accordo non possono fare diversamente.

I produttori, sostanzialmente, stanno già pompando greggio a volumi prossimi alla capacità totale nominale.  Iraq ed Iran stanno pensando di ampliare le loro infrastrutture di settore, questo è vero, ma probabilmente sono le uniche realtà che operano in questo senso; in Iran i recenti disordini hanno fatto nascere il timore di una interruzione della fornitura, ma il reale pericolo deriva da un possibile inasprimento delle sanzioni USA che si ripercuoterebbe sugli acquirenti del Petrolio iraniano e, non da meno, la ben nota antipatia del presidente USA Donald Trump nei confronti di Teheran potrebbe impattare negativamente sulla produzione locale.

Situazione all’insegna della stabilità anche in Nigeria, dove il nuovo progetto offshore di Egina prenderà il via, nel migliore dei casi, solamente a fine anno, ragion per cui qualsiasi incremento potrebbe giungere solamente dal ritorno in attività delle strutture esistenti e questo si è rivelato un obiettivo estremamente arduo da conseguire già nel 2017.

 

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