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Petrolio: per l’OPEC è il momento della verità
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La Redazione Articolo pubblicato il 14/05/2019 12:00:29
Il calo della fornitura di greggio rappresenta un vero e proprio test per l’OPEC: il Gruppo ha una sufficiente capacità di riserva?

 

L’OPEC compenserà i barili di greggio che saranno inevitabilmente spazzati via dal mercato a seguito delle sanzioni contro l’Iran? E compenserà anche la perdita di produzione del Venezuela nel caso in cui la terribile crisi che la nazione sudamericana sta affrontando dovesse aggravarsi ancor di più? Se la risposta sarà SI in tutti e due i casi, allora il Cartello, o meglio la sua capacità di riserva, saranno sottoposti ad un vero e proprio test, e si tratterà di un test particolarmente impegnativo, durante il quale i prezzi del Petrolio saranno esposti a potenziali e violente oscillazioni nel caso in cui si palesassero a mercato interruzioni di fornitura impreviste.

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La capacità di riserva, lo ricordiamo, è la quantità di Petrolio che un produttore può portare on stream nel breve termine e poi sostenere per un determinato periodo di tempo, fornendo così ai mercati una sorta di “cuscinetto” in grado di compensare eventuali carenze di fornitura attribuibili ad eventi inattesi come calamità naturali o conflitti.

I produttori di Petrolio che detengono una capacità produttiva inutilizzata in volumi significativi sono pochi, e tra questi svetta l’Arabia Saudita che, in questo caso, gioca nella parte del leone.

La situazione di Iran e Venezuela sta mettendo a dura prova il mercato, ma gli analisti sostengono che la capacità di riserva attualmente in essere è sufficiente a compensare la carenza di fornitura in arrivo da questi due produttori.

Nel dettaglio la produzione dei due paesi è già scesa di complessivi 1,85 milioni di barili giornalieri rispetto ai picchi del 2018, ma le attese sono per un ulteriore calo, specialmente in Iran.

Grafico Reuters

Gli esperti di settore si attendono una stabilizzazione della produzione venezuelana a ridosso dei livelli attuali (tra 700000 ed 800000 barili giornalieri), ma la pressione esercitata dagli USA determinerà un ulteriore contrazione dell’output iraniano: attualmente, sostengono alcuni analisti, la produzione dell’Iran si attesta a 2,5 milioni di barili giornalieri, ma le attese sono per un crollo a circa 2 milioni di barili giornalieri entro la fine del 2019.

“Arabia Saudita ed Emirati colmeranno il gap creato dal calo delle esportazioni iraniane - spiegano gli analisti di Barclays - … ma questo comporterà un significativo calo della capacità di riserva ed un aumento del rischio di conflitti in Medio Oriente”.

Grafico Reuters

Sul fronte della produzione, tuttavia, gli analisti si attendono che i sauditi aumentino al produzione con maggior cautela rispetto a quanto accadde in passato quando, anche a seguito della pressione esercitata da Donald Trump, la produzione schizzò al di sopra degli 11 milioni di barili giornalieri.

 

A seguire - Le Wild Cards



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