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Petrolio: l’OPEC si fa beffe di Trump
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La Redazione Articolo pubblicato il 04/03/2019 12:00:07

Quasi a voler schernire il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la produzione OPEC del mese di febbraio si mostra in forte discesa… Cosa sta succedendo?



 

Nel mese di febbraio 2019 l’offerta di Petrolio OPEC è scesa ai livelli più contenuti degli ultimi quattro anni, con l’Arabia Saudita e, più in generale, i produttori OPEC+ che mostrano un tasso di conformità agli accordi di Vienna sulla contrazione produttiva più elevato del previsto, in un contesto che vede crollare oltre le attese la produzione del Venezuela: questo è quanto si evince da un sondaggio condotto da Reuters che evidenzia come le attese siano per un calo produttivo di circa 300000 barili giornalieri.

Il calo evidenziato dal sondaggio si palesa anche a fronte dei ripetuti inviti al Cartello da parte di Donald Trump affinché il gruppo allentasse il sostegno alle quotazioni del barile che, secondo il presidente USA, starebbero divenendo eccessivamente elevate.

I 14 membri OPEC avrebbero pompato 30,68 milioni di barili giornalieri nel mese di febbraio, livello più contenuto dal 2015 ad oggi (la produzione di gennaio, ovvero 30,98 milioni di barili giornalieri, non è stata oggetto di revisioni di alcun tipo).

Grafico Brent by Tradingview

Dopo un calo al di sotto dei 50 dollari per barile nel mese di dicembre, il Petrolio si è riportato al di sopra dei 66 dollari per barile grazie al sostegno ricevuto da una produzione saudita in contrazione e dal calo produttivo involontario verificatosi in altri produttori OPEC insieme alle prospettive di un ulteriore calo della fornitura venezuelana attribuibile alle sanzioni USA che colpiscono il settore petrolifero della nazione sudamericana.

Dei 14 produttori OPEC solamente 11 sono vincolati dagli accordi sulla produzione (Iran, Libia e Venezuela sono esentati) e questi mostrano un tasso di conformità agli accordi pari al 101% rispetto al 70% del mese di gennaio.

Tra i produttori esentati dal ridurre la produzione si nota un calo dell’offerta venezuelana, mentre, al contrario, l’Iran sarebbe riuscito ad incrementare le esportazioni nonostante le sanzioni USA.

 

A seguire - Arabia Saudita e Venezuela


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