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Petrolio: l’OPEC aumenta i prezzi per l’Asia
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La Redazione Articolo pubblicato il 12/01/2021 09:00:00
“Per le raffinerie asiatiche i gradi pesanti e ricchi di zolfo in arrivo dal Medio Oriente sono stati sempre una parte rilevante nel mix di fornitura e, al momento, il loro appetito pare essere stabile mentre ci si avvicina al capodanno cinese, me non solo, perché prevediamo che l’interesse aumenterà con la necessità di fare scorta di prodotto” (R. Edwards; il capodanno lunare cinese inizia il 12 febbraio).

 

Tre dei maggiori produttori di petrolio dell'OPEC hanno aumentato i prezzi mensili per le spedizioni in Asia, il loro più grande acquirente regionale, dopo che i mercati si sono irrigiditi a seguito della stretta saudita sulla produzione.

Iraq, secondo maggior produttore del Cartello dopo l’Arabia Saudita, Abu Dhabi e Kuwait hanno tutti aumentato i prezzi per le vendite di febbraio in Asia, prendendo spunto dai sauditi, che hanno annunciato un aumento simile la scorsa settimana; gli Emirati Arabi Uniti, dove Abu Dhabi detiene la maggior parte del greggio, ed il Kuwait sono rispettivamente il terzo e quarto maggior produttore del Gruppo.

Dopo che l’Arabia Saudita ha deciso di ridurre la produzione di greggio di un milione di barili giornalieri nei mesi di febbraio e marzo i prezzi del barile sono aumentati, ed Aramco, controllata statale saudita, ha seguito la mossa del mercato aumentando i prezzi ufficiali di vendita (OSP) per l’Asia relativi alle spedizioni per febbraio e marzo.

Il Brent, in questo contesto, è salito oltre i 55 dollari per barile - livello più elevato da marzo 2020 - e registra un aumento di circa il 7% in questi primi giorni del 2021.

Analisti de operatori di settore monitoreranno la reazione delle raffinerie asiatiche agli aumenti dei prezzi e come sottolinea Rustin Edwards (responsabile appalti olio combustibile presso Euronav, il  costo più elevato dei barili mediorientali potrebbe lasciare spazio ad altri gradi, incluso il petrolio statunitense.

 

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