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Petrolio: l’Iraq è costretto a vendere a sconto!
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La Redazione Articolo pubblicato il 29/07/2020 08:00:00
La situazione del Basrah Light è critica anche in altri fronti: la maggior parte dei produttori del Medio Oriente sta tentando di trovare acquirenti per in carichi di settembre, mentre il grado iracheno viene venduto per i caricamenti in agosto, e questo lo espone a qualunque calo della domanda a breve termine, con tutte le conseguenze del caso.

 

Il mercato del petrolio fisico, in Asia, continua ad essere letteralmente devastato dalla debolezza della domanda in arrivo dalla Cina e questo costringe i fornitori del prezioso Basrah Light iracheno a vendere il prodotto con un forte sconto rispetto all’OSP ufficiale: si tratta della prima volta che si verifica un evento di questo tipo dall’ormai lontano 2017.

Le prime società a rilasciare dati in merito alla questione sono BP Plc e China National United Oil Corp., con alcune fonti di Bloomberg che confermano che alcuni carichi a pronti di Basrah Light - un grado medio acido - sono stati piazzati con un forte sconto.

Quanto accade con il greggio iracheno non rappresenta un evento isolato, in quanto la stessa dinamica ha caratterizzato alcune transazioni aventi come oggetto gradi statunitensi e russi, ed anche in questo caso il tutto è direttamente imputabile al calo della richiesta in arrivo dalla Cina determinata, a sua volta, dalle massicce inondazioni che stanno flagellando il colosso asiatico.

Grafico Brent by Tradingview

Produttori dell’area mediorientale come Iraq ed Emirati Arabi Uniti hanno puntato su un forte recupero della domanda in arrivo dalla piazza asiatica al fine di piazzare i loro gradi solforosi e densi e, sempre in quest’ottica, hanno aumentato gli OSP per i carichi spediti in agosto.  In questo contesto spicca l’operato delle piccole raffinerie indipendenti, che hanno ridotto i tassi operativi a seguito del calo della domanda interna dopo aver spinto la richiesta a livelli record nelle passate settimane, ed anche quello dei giganti di settore come Sinopec, i cui portavoce hanno spiegato che le operazioni rallenteranno a causa delle inondazioni che hanno afflitto il paese.

 

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