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Petrolio: il Cartello scommette sullo Shale! Di nuovo…
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La Redazione Articolo pubblicato il 03/12/2019 11:30:27
Ancora una volta l’OPEC scommette sullo shale oil statunitense: per anni ha ignorato l’espansione di questo settore, salvo pentirsene amaramente in seguito, ed ora si ritrova ancora una volta a puntare sullo stesso cavallo…

 

Ancora una volta l’OPEC scommette sullo shale oil statunitense: per anni ha ignorato l’espansione di questo settore, salvo pentirsene amaramente in seguito, ed ora si ritrova ancora una volta a puntare sullo stesso cavallo… Ed anche questa volta il Cartello scommette che il cavallo perderà la corsa…

L’epoca d’oro dello shale oil statunitense è finita: su questo scommettono i membri OPEC e, secondo gli analisti, proprio il sentore che la crescita incessante della produzione di oro nero degli Stati Uniti sia ormai agli sgoccioli indurrà OPEC e produttori alleati a discutere non un approfondimento dei tagli alla produzione, ma semplicemente un’estensione della strategia attuale: questa discussione sarà avviata durante il meeting OPEC+ che si terrà a Vienna nelle giornate del 5 e 6 dicembre.

Il Cartello non è solo in questa scommessa, in quanto buona parte degli gli operatori del settore petrolifero è pronta ad affermare che la produzione USA di greggio è prossima al declino, una condizione che, almeno sulla carta, concederebbe al Gruppo il controllo sul mercato petrolifero.

Il Brent scambia attualmente a ridosso dei 60 dollari per barile, ovvero il 14% in più rispetto all’inizio del 2019, ma nettamente al di sotto del picco a 75,6 dollari registrato nel mese di aprile.

Grafico Brent by Tradingview

Ora: una carenza di fornitura USA particolarmente marcata potrebbe portare il mercato in equilibrio e sostenere i prezzi? Secondo l’OPEC si, ma i produttori del Cartello dovrebbero prestare la massima attenzione a dare per scontato un movimento di questo tipo, in quanto la produzione totale di greggio degli Stati Uniti ha raggiunto il suo picco nel mese di settembre con un incremento di 1,3 milioni di barili giornalieri rispetto all’anno passato, ragion per cui è molto probabile che la fase di espansione continui almeno nella prima parte del 2020, prima di rallentare in modo significativo e, non ultimo, non dobbiamo dimenticare che una crescita a ritmo contenuto non implica l’assenza di crescita…

Le società indipendenti che hanno trainato l’espansione della produzione di shale oil negli USA stanno attraversando un momento difficile e dovranno ridurre gli investimenti, questo è vero, ma altrettanto vero è che le Big Oil, grazie alla ingente mole di capitale disponibile, continueranno ad investire aumentando la produzione negli shale play di maggior rilievo.

 

A seguire - Brasile, Guyana e Norvegia: il problema non è lo shale USA


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