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Petrolio, OPEC: il meeting sta per iniziare



La Redazione Articolo pubblicato il 01/04/2021 09:00:00
“La OPEC difenderà il prezzo - spiega Torbjorn Tornqvist, amministratore delegato di Gunvor Group - vogliono realmente vedere il prezzo del greggio stabile a ridosso dei 65 dollari per barile”.

 

La OPEC+ si sta preparando per iniziare un nuovo meeting ove decidere la strategia relativa alla produzione di petrolio e, in questo momento, i produttori del gruppo sembrano convinti della bontà dell’approccio cauto messo in atto sino ad ora.

Tre settimane fa la OPEC+ è stata pesantemente criticata per non aver allentato i vincoli alla produzione, ma la replica del ministro dell’energia saudita, leader de facto della coalizione, è stata ferma e decisa: “Crederò nella ripresa della domanda quando la vedrò” (dichiarazione del principe Abdulaziz bin Salman, ministro dell’energia saudita).

Da allora, la domanda di carburante negli Stati Uniti ha mostrato forti segnali di ripresa, ma una recrudescenza del virus altrove ha convinto il Cartello di aver fatto la scelta giusta ed ora gli operatori di settore si attendono che anche al termine del meeting odierno i rubinetti non saranno ulteriormente aperti.

La OPEC+, nella giornata odierna, dovrà sostanzialmente valutare se allentare o meno i tagli alla produzione in essere, ossia circa 8 milioni di barili giornalieri, l’8% della produzione globale, tagli che sono attentamente monitorati in un contesto che vede la richiesta di carburanti permanere in uno stato di costante depressione; non dimentichiamo, inoltre, che la strategia OPEC+ si è rivelata efficace e si è tradotta in un aumento dei prezzi del greggio di oltre il 20% nell’anno in corso e questo anche a fronte di una pandemia che rimane ben presente a livello mondiale.

“La OPEC difenderà il prezzo - spiega Torbjorn Tornqvist, amministratore delegato di Gunvor Group - vogliono realmente vedere il prezzo del greggio stabile a ridosso dei 65 dollari per barile”.

Nei giorni successivi al meeting del 4 marzo il prezzo del Brent è salito a 70 dollari per barile inducendo anche alcune proteste da parte di consumatori come l’India, ma presto il rally ha perso di tono: in Europa sono state implementate nuove sanzioni, mentre la pandemia ha registrato un sensibile peggioramento in nazioni come India e Brasile e la domanda in arrivo dalla regione asiatica ha registrato un calo a causa di una stagione turistica che si è rivelata poco efficace nello stimolare la richiesta di carburanti.

L’attuale contesto evidenzia un fatto ben preciso: la strategia OPEC+ si è rivelata adatta al contesto attuale e tutte le accuse di manipolazione dei prezzi, almeno per ora, sembrano infondate: “La crescita della domanda si è rivelata più lenta del previsto - commenta Tornqvist - negli USA la situazione sembra piuttosto buona, ma le scorte non scendono alla velocità che pensavamo”.

La OPEC+, nel 2021, doveva ripristinare 1,2 milioni di barili giornalieri oggetto di vincoli produttivi e nel meeting di oggi i produttori decideranno se procedere o meno; a prendere decisioni sarà anche l’Arabia Saudita, che dovrà valutare se modificare o meno il taglio alla produzione volontario ed unilaterale di 1 milione di barili giornalieri attualmente in essere (il Regno ha dichiarato che questo volume sarà nuovamente immesso a mercato, ma senza fornire date certe).

I produttori non hanno anticipato nulla, ma il fatto che i prezzi attuali siano al di sotto di quanto la maggior parte di loro necessita per soddisfare i bilanci statali induce gli analisti a pensare che prevarrà la cautela, una linea condivisa dal segretario generale dell'OPEC Mohammad Barkindo, anch’egli intimorito dal protrarsi della pandemia.

Se la produzione di petrolio sarà aumentata molto probabilmente l’incremento arriverà da Russia e Kazakistan a cui era già stato concesso di aumentare l’output nell’incontro precedente (la Russia non necessita di prezzi elevati al pari di quelli dei produttori OPEC, ragion per cui possiede un maggior margine di manovra).

L'OPEC prevede che il surplus globale delle scorte di petrolio accumulato durante la pandemia sarà perlopiù scomparso nei prossimi tre mesi, secondo i dati presentati nei giorni passati dal Joint Technical Committee, e questo, spiegano alcuni analisti, grazie alla forza della ripresa economica della Cina che si estenderà anche ad altre nazioni.

 

Fonte Bloomberg

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