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Petrolio: Cina e Iran tagliano le gambe all’OPEC



La Redazione Articolo pubblicato il 31/03/2021 18:00:00
“Il recente aumento delle esportazioni di greggio iraniano, in particolare verso la Cina, e il petrolio in uscita dalle scorte stanno contribuendo alla debolezza del mercato petrolifero, minando gli sforzi dell'OPEC + per limitare l’offerta” (dichiarazione rilasciata dagli analisti di Rystad Energy, la OPEC+ si riunirà nella giornata del 1 aprile).

 

Nel mese di marzo la Cina riceverà nuovamente un grande volume di petrolio iraniano spacciato per greggio proveniente da altre origini rallentando così gli acquisti da altri fornitori: questo è quanto affermano alcuni operatori di settore sottolineando che il conteggio finale del mese di marzo potrebbe evidenziare un volume medio di petrolio iraniano giunto in Cina pari ad 1 milione di barili giornalieri, quasi la metà di quanto fornito a Pechino dall’Arabia Saudita nei primi due mesi del 2021.

Refinitiv Oil Research stima gli arrivi di questo mese in 3,75 milioni di tonnellate (27 milioni di barili), un volume nettamente superiore al precedente record di 3,37 milioni di tonnellate registrato nel mese di gennaio, anche se, come spiega Emma Li, analista senior di Refinitiv, l’appetito della Cina per il greggio iraniano sembrerebbe diminuire a causa delle ingenti scorte accumulate sino ad ora dal colosso asiatico (altri analisti stimano che il volume totale di greggio iraniano importato dalla Cina nel mese di marzo potrebbe raggiungere i 30 milioni di barili ed oltre).

Grafico Brent by Tradingview

Gli analisti di settore vedono negli ingenti acquisti della Cina un elemento in grado di penalizzare i prezzi del barile, ma non solo, in quanto l’intensificarsi delle spedizioni di Teheran di fatto limita lo spazio di azione della OPEC+ in termini di ripristino della produzione.

“Il recente aumento delle esportazioni di greggio iraniano, in particolare verso la Cina, e il petrolio in uscita dalle scorte stanno contribuendo alla debolezza del mercato petrolifero, minando gli sforzi dell'OPEC + per limitare l’offerta” (dichiarazione rilasciata dagli analisti di Rystad Energy, la OPEC+ si riunirà nella giornata del 1 aprile).

La Cina, il principale cliente petrolifero iraniano, ha recentemente dichiarato che lavorerà per salvaguardare l’accordo nucleare iraniano e difendere i legittimi interessi della relazioni sino - iraniane.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha cercato di rilanciare i colloqui con l’Iran dopo che Donald Trump, nel 2018, ha ritirato gli USA dal patto: attualmente le sanzioni rimangono in vigore e Tehran pretende che siano rimosse prima di riprendere i negoziati.

"L'Iran sta esportando più petrolio in Cina e questo rappresenta una sfida al regime di sanzioni statunitensi, tuttavia, la struttura delle sanzioni non è sull'orlo del collasso in alcun modo, soprattutto perché l'Iran non è in grado di rimpatriare gran parte di quelle entrate” (Henry Rome, analista presso Eurasia Group).

Gli acquirenti cinesi sono attratti dai prezzi bassi per il greggio iraniano che viene offerto con sconti compresi tra 4 e 6 dollari per barile anche se, ufficialmente, la Cina non avrebbe importato petrolio dalla repubblica islamica nel mese di marzo e nemmeno nel mese di febbraio.

Le petroliere che trasportano petrolio iraniano in genere spengono i loro transponder durante il carico per evitare il rilevamento, ma diventano quindi tracciabili tramite satelliti vicino ai porti in Oman, Emirati Arabi Uniti e Iraq. Alcuni trasferiscono parte del loro carico su altre navi vicino a Singapore o in Malesia prima di salpare per la Cina che, in ogni caso, dichiara piccoli acquisti di greggio iraniano nel corso del 2020 (circa 2,4 milioni di barili nell’intero anno).

 

Fonte Reuters

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