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Commodity Report numero 202
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Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 25/11/2019 10:49:22


L’aspettativa delle realizzazione di eventi futuri ha un grande peso sulle quotazioni di borsa. Ne ho scritto due settimane fa e parto proprio da questo concetto anche questa volta, perché mai come in questa fase, l’andamento dei mercati sconta gli umori della realizzazione dell’accordo tra Stati Uniti e Cina per le tariffe doganali o il suo opposto. Gli effetti però, quelli reali, potremo vederli solo quando e se si realizzerà un accordo stabile tra i due giganti economici mondiali. È questo il punto principale: può accadere? Nessuno può rispondere ma, come sapete, io ritengo che qualsiasi accordo stabile non sia imminente. Trump è solo all’inizio di una lunga e tormentata campagna elettorale in cui dovrà combattere contro gli avversari politici che vorrebbero destituirlo con un colpo di mano giudiziario (impeachment), contro la quasi totalità dei media e contro i fantasmi di un logoramento continuo a cui è sottoposto. E poiché conosce bene l’impatto che hanno le quotazioni delle borse e di una eventuale risoluzione della crisi legata ai dazi, cercherà in tutti i modi di risolvere i problemi a pochi mesi dalla elezioni, in modo da poterne ricavare il massimo beneficio. Questa è teoria, bisognerà poi vedere nella pratica come e in che modo, gli imprevisti condizioneranno i suoi piani. Sta di fatto che intanto, il tira e molla continua e, a dichiarazioni distensive, fanno sempre seguito mosse che tendono a prolungare l’incertezza. 

Da Wall Street pochi giorni fa è rimbalzata una notizia che è stata ripresa con grande risalto da tutti i media globali: si tratta di una “scommessa” ribassista che sarebbe stata fatta dal fondo Bridgewater, prevedendo un crollo dei mercati entro il primo trimestre del 2020. Il presidente del fondo è uno dei gestori più famosi del globo, Ray Dalio e sembra davvero strano che una strategia del genere possa essere sbandierata ai quattro venti dalla stampa. Analizzando la questione bisogna sapere che che questo mega hedge fund capitalizza circa 150 mld di dollari e che l’utilizzo dell'1,5% del capitale per acquistare put sull’S&P-500 costituisce una copertura normalissima per questo tipo di attività. Gli articoli di stampa non riportano la totalità delle strategie presenti nei portafogli di Dalio, quindi l’informazione è quantomeno incompleta anche se, chi voleva lanciare un allarme, probabilmente potrebbe essere riuscito nel suo scopo. Le borse crolleranno entro marzo del prossimo anno? Non credo ci sia qualcuno che possa saperlo con certezza, neanche Ray Dalio. Assodato questo punto, gl’indici di borsa, soprattutto quelli USA, sono molto tirati e non rispecchiano i fondamentali economici. Questo è certo. 

In Europa intanto si discute di riforme economiche e, grazie ai tanto vituperati social network, i media stanno iniziando a dare qualche risalto alla riforma del MES, tanto gradita alla Germania e, già solo per questo motivo, degna di riflessione e di studio. Poiché i media mainstream sono piuttosto evasivi, è il caso di fare chiarezza: MES è l’acronimo italianizzato di ESM = European Stability Mecanism.  Ne parlai nel 2012, quando fu varato nelle sua prima versione, in sostituzione del FEFS, con lo scopo di garantire la sostenibilità finanziaria degli Stati appartenenti alla UE. Fin qui tutto bene, ma nella pratica le cose già allora andarono diversamente: quando la Grecia fu costretta a chiedere aiuto al MES, solo il 5% degli aiuti andarono realmente al Paese ellenico; gran parte dei fondi autorizzati servirono a salvare la banche tedesche e francesi che avevano in portafoglio una enorme quantità di titoli di Stato tossici della Grecia. 

Già nella sua prima versione l’Italia non poteva avere accesso a questi fondi, perché giudicato un Paese troppo grande ma il massimo viene raggiunto in questa nuova versione secondo la quale per poter avere accesso agli aiuti è necessario avere una serie di requisiti: 

Un deficit non superiore al 3% sul Pil,

Un budget strutturale in linea con il benchmark,

Rapporto debito Pil sotto il il 60% “o una riduzione nel differenziale a tale soglia nella misura di un ventesimo all’anno nella media dei due anni precedenti”.

Non è tutto: è richiesta “l’assenza di gravi vulnerabilità del settore finanziario che mettano a rischio la stabilità finanziaria del membro Mes”.

Tra gli altri, è proprio questo punto che ha messo in allarme molti, tra cui Ignazio Visco che, in una sua audizione, solo pochi giorni fa, ha dichiarato: ““i piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito, devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default”.

Ma questa è solo una delle controindicazioni. Il MES è un organismo sovranazionale i cui membri, per legge, godono dell’impunità totale per loro decisioni/azioni e il board è composto per la quasi totalità da membri appartenenti ai Paesi nordici. Il rischio di attacchi speculativi e di entrare in una spirale ricattatoria è dunque altissimo, per il fatto che, in sintesi, potrebbero avere accesso alle medicine solo coloro che sono in regola, mentre chi è malato, dovrebbe prima curarsi con cicli intensivi di tasse, patrimoniali ed austerità ulteriore. E quindi qual è la verità? Vuoi vedere che la riforma del MES serve a salvare i morti che camminano Deutsche Bank e Commetzbank, grazie ai fondi gentilmente versati anche dall’Italia (125 mld?), a cui però intanto si chiede di intervenire con il bail in in caso di crisi di istituti bancari?  

In queste ore fioccano le dichiarazioni di chi aveva espresso perplessità o addirittura contrarietà per questa riforma e che in pochi giorni sta cambiando idea (guarda caso). La soluzione però ci sarebbe: la riforma del MES passerà solo con la ratifica dei parlamenti di tutti gli Stati membri. C’è da sperare che qualcuno si opponga. 

Ed ecco i principali dati macro della settimana: Si apre con l’IFO tedesco e l’indice FED di Chicago. Martedì la bilancia dei pagamenti, l’indice case Shlller per le abitazioni e la vendita di case nuove. Mercoledì 27 il beige book del Fomc e le vendite di case esistenti in una settimana corta per la festa del ringraziamento di giovedì che porterà lontano dai desk molti operatori USA anche nella giornata di venerdì. 

S&P-500

Ftse Mib

Dollar Index

Eur Usd

BTP

British Pound



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