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Commodity Report numero 123 del 12 febbraio 2018



La Redazione Articolo pubblicato il 13/02/2018 16:00:55


E' uscito il nuovo Commodity Report

In questo numero

  • La settimana della paura 
  • VIX sopra 46: i trader a due zeri spazzati via
  • Idea di spread trading: grano

 

E’ stata la settimana della paura quella appena trascorsa, un ritorno al passato con la mente a momenti di vendita sui mercati ormai dimenticati. Sto parlando di ciò che sta avvenendo sugli indici azionari USA e delle conseguenze che l’ondata di panic selling comporta in termini di stabilità dei mercati. 

Ma andiamo per ordine: le avvisaglie erano già presenti da tempo, l’S&P-500 aveva un comportamento rialzista quasi verticale da inizio 2018, ma il rialzo durava da mesi e mesi, senza pause, senza alcuna interruzione. Lo storno è iniziato due settimane fa ma l’indice si era fermato a 2750 punti in chiusura weekly. La scorsa settimana invece l’esplosione di volatilità e il panico. Una giornata da 700 punti di ribasso sul Dow Jones, una da 75 punti sull’S&P-500 con l’indice che precipitava fino a 2530 punti per poi chiudere a 2621. Il vix, detto anche “l’indice della paura”, volava a 46.30 prima di assestarsi più in basso. 

VIX

Mi viene da ridere se penso che i “regolatori” vorrebbero mettere al bando le criptovalute un giorno si e l’altro “perchè caratterizzate da estrema volatilità che mette a rischio i capitali di chi ci investe o ci fa trading”. Siamo semplicemente al ridicolo. Coloro che vorrebbero “regolare” e centralizzare, sono gli stessi della continua de-regolamentazione dei mercati centralizzati, quelli che permettono l’esistenza di strumenti finanziari attivi su mercati regolamentati su cui si va a leva 400, quelli che hanno permesso per anni la tosatura sistematica di ignari utenti ingannati dalla pubblicità delle opzioni binarie, salvo poi far finta di combatterle. La scorsa settimana è stato pubblicato un articolo in cui si contavano i danni fatti dalle 3 giornate di ribasso degli indici USA. Un Hedge Fund (regolamentato) ha perso il 65% del capitale (in 3 giorni) e tanti altri gestori di Hedge Funds e Fondi Classici sono stati raggiunti da margin call che li hanno costretti ad uscire precipitosamente dal mercato, aumentando di fatto l’entità del ribasso. 

L’indice S&P-500 ha perso in 3 sedute ciò che avevo guadagnato nei precedenti 90 giorni. Come sempre in borsa si sale per le scale e si scende in ascensore. 

Secondo CNBC sono pochissimi i titoli che non hanno perso terreno la scorsa settimana e i settori che hanno tenuto meglio sono quelli del tabacco e dei cerealicoli, guarda caso due settori delle materie prime.  

L’esplosione di volatilità sul mercato azionario USA avrà lasciato per strada i soliti noti, come quando passa un uragano. E quando finisce tutto, si contano le vittime. Di trader privati che vengono spazzati via da questo tipo di movimento ce ne sono stati e ce ne saranno in futuro: sono quelli sbandierano performance a due zeri in poco tempo, che quando il mercato si muove con violenza fanno il -70% (e sono buono), in pochi giorni e da lì ricominciare è durissima.

Ma a proposito. E le materie prime? Che è successo alle commodities in questa settimana di disastri dell’azionario?  Beh, sono ancora lì e anzi, vi dirò di più: molte commodities non hanno battuto ciglio ed alcune di esse hanno concluso la settimana invariate (cacao e caffè) o addirittura con un bilancio positivo (grano)...

 

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