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Caffè: l’America non è un paese per piccoli!
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La Redazione Articolo pubblicato il 13/10/2020 12:00:00
“Le chiusure ci sono già state, e con l’inverno potremmo assistere ad una nuova ondata, e questo vale soprattutto per le caffetterie che dipendono dai posti a sedere all’aperto o dal traffico pedonale” (James Watson, analista presso Rabobank).

 

Le grandi catene come Starbucks stanno espandendo sempre più la loro presa sulla cultura del caffè americana mentre i piccoli marchi indipendenti lottano per sopravvivere in un settore depresso dalla pandemia di coronavirus.

Per la prima volta in nove anni il numero di caffetterie si sta riducendo, con il protrarsi del COVID 19 che abbatte le vendite e costringe l’industria di settore a rivedere la strategia commerciale: questo aiuta i big del settore a guadagnare terreno a scapito dei punti vendita indipendenti che lottano per tenere le serrande alzate.

“Le chiusure ci sono già state, e con l’inverno potremmo assistere ad una nuova ondata, e questo vale soprattutto per le caffetterie che dipendono dai posti a sedere all’aperto o dal traffico pedonale” (James Watson, analista presso Rabobank).

Quanto previsto da Watson si tradurrà nella perdita di migliaia di posti di lavoro, un evento che andrà ad aggravare un bilancio già di per se tragico, ma non solo, in quanto una condizione di questo tipo potrebbe riflettersi in modo negativo sui bilanci dei produttori di caffè speciali, in quanto i clienti dei bar tendono a bere più bevande premium a base di chicchi di qualità superiore.

Secondo le stime della società di ricerca Euromonitor International gli USA avranno 25307 punti vendita specializzati in caffè o tè, a fine del 2020, in calo del 7,3% rispetto all’anno precedente (si tratta anche del primo calo dal 2011 ad oggi); in calo anche le vendite annuali a 24,7 miliardi di dollari (-12%).

“Le caffetterie che avranno successo in questo nuovo ambiente saranno quelle in grado di rivedere la loro strategia portandola ai livelli precedenti pur restando in linea con la nuova realtà del distanziamento sociale: questo includerà lo spostamento di molte attività verso l’online, dove l’impegno personale è ancora possibile anche senza la vicinanza fisica” (Matthew Barry, consulente presso Euromonitor).

A fronte della possibile flessibilità delle realtà di settore, Barry non prevede uno scenario in cui il consumo di caffè statunitense nel servizio di ristorazione torni alla precedente traiettoria di crescita, anche se p destinato a rimanere una parte fondamentale del settore: le previsioni sono per un calo complessivo di vendite e volumi per i cinque anni da qui al 2024, mentre si attende un aumento delle vendite di caffè al dettaglio nei negozi.

 

Situazioni impegnative

Secondo le analisi di Rabobank le catene più grandi hanno le risorse per gestire le perdite a breve e medio termine, e, inoltre, possono approfittare più agevolmente di alcune risorse come le ordinazioni online ed il servizio drive-thru.

 

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