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Petrolio: l’accordo a sorpresa dell’OPEC che non sorprende nessuno



La Redazione Articolo pubblicato il 07/12/2017 07:00:47
Volete organizzare una festa a sorpresa? Una cosa è sicura: non rivolgetevi all’OPEC…

 

Chissà cosa si aspettava Mohammed Barkindo (il segretario generale dell’OPEC) quando, al termine del meeting della settimana passata, ha annunciato al mondo un accordo a sorpresa con la Libia volto a limitare la produzione della nazione… Beh, cosa pensasse Barkindo non possiamo saperlo, ma una cosa è sicura: il mercato ha egregiamente fatto finta di niente!

Includere la Libia (e la Nigeria) negli accordi di Vienna poteva sembrare una vera mossa a sorpresa (Mustafa Sanalla, ai vertici del settore petrolifero locale non ha mai smesso di invocare clemenza per la nazione afflitta da controversie interne in apparenza insanabili), ma in realtà un limite massimo di circa 1 milione di barili giornalieri non rappresenta un vero e proprio problema per Tripoli che farebbe una fatica a dir poco immane a superare un cap a questi livelli.

“La quota OPEC ha poca importanza - spiega Riccardo Fabiani, Eurasia Group - spingersi oltre il milione di barili sarà comunque estremamente difficile”.

Fabiani, nel suo commento, si riferisce alla delicata situazione politica in cui vera la Libia, una condizione che rende praticamente impossibile, nelle condizioni attuali, tornare ai livelli produttivi che hanno contraddistinto l’era Gheddafi (circa 1,5 milioni di barili giornalieri).

 

Le minacce

Pipelines e le altre infrastrutture dedicate all’industria petrolifera sono costantemente prese di mira dalle fazioni che si contendono il controllo del territorio e del mercato del greggio.

“Sarebbe già un gran risultato se la Libia fosse capace di mantenere il livello di produzione attuale: non esiste un vero e proprio governo ed il rischio di una recrudescenza degli scontri rimane elevato ed un ritorno della violenza si tradurrà in un’interruzione delle operazioni di produzione e di esportazione interessando giacimenti, terminal ed oleodotti” (Martijn Murphy, Wood Mackenzie).

Tra i vari ostacoli che deve superare la Libia troviamo anche una situazione finanziaria disastrosa, con la NOC (National Oil Corp, la compagnia petrolifera rappresentata da Sanalla) che lotta costantemente per riuscire a corrispondere i pagamenti dovuti a fornitori e personale operante in loco; nel mese di ottobre Mustafa Sanalla ha dichiarato che la NOC stava ricevendo solamente il 25% del budget dedicato agli investimenti stabilito in precedenza.

 

Dettagli inesistenti

I dettagli sull’accordo raggiunto con Libia e Nigeria risultano tuttora scarsi: è solamente stato reso noto che esiste un documento riservato che impone alle due nazioni di limitare l’output di greggio ai livelli più elevati raggiunti nel 2017 (secondo il ministro del Petrolio dell’Iran Bijan Namdar Zanganeh Libia e Nigeria, nel corso dell’anno venturo, non dovranno pompare più di 2,8 milioni di barili giornalieri).

La Libia, tuttavia, potrebbe effettivamente riuscire a raggiungere il limite massimo imposto dall’OPEC ma, in questo caso, più di un analista sostiene che se questo dovesse avverarsi Tripoli non presterà la minima attenzione agli impegni presi e continuerà sulla strada dell’aumento produttivo; a prescindere dalle possibili conseguenze, come del resto hanno fatto Iraq ed Emirati Arabi Uniti.

“La Libia può barare ed oltrepassare i limiti imposti senza che nessuno intervenga: fondamentalmente abbiamo solo un pezzo di carta di poco valore…” (R. Fabiani).

 

Fonte Bloomberg


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